Cenni Storici

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Breve cenno storico sull’attività del SIULP

Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia

Il Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia nasce ufficialmente nel 1981 all’indomani della legge di riforma della Polizia di Stato nr. 121/81.

Ma il nostro sindacato affonda le sue radici nei primi fenomeni associativi all’interno del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza che oggi, a poco più di vent’anni dalla riforma, dobbiamo ricordare per comprendere i fatti che ispirarono la nascita del SIULP.

Alla fine degli anni ’70 con le sue violente crisi economiche, politiche e sociali che in quel momento storico laceravano il nostro paese le condizioni dei lavoratori di polizia erano quanto mai drammatiche sul piano giuridico, economico e sociale. I venti di emancipazione dei lavoratori che spiravano in quel periodo inevitabilmente furono avvertiti da un avanguardia di lavoratori di polizia. In una fase embrionale dell’allora clandestino movimento sindacale si ebbero riunioni non autorizzate con la partecipazione di un esiguo numero di poliziotti, ma successivamente questi incontri dettero vita al movimento democratico che riuniva le aspirazioni di un intero settore, il quale voleva essere inserito maggiormente nel contesto sociale e rivendicava una maggiore professionalità ed una collaborazione più attiva con le altre Forze di Polizia.

Il movimento democratico voleva quindi dimostrare che non era necessario un ordinamento ed una struttura di carattere militare per salvaguardare l’ordine e la sicurezza pubblica.

In sostanza si chiedeva un nuovo ruolo che potesse essere inserito all’interno della società degli anni ottanta. Tale risultato giunse, dopo un decennio di aspre vive lotte in sede parlamentare, con l’emanazione nel 1981 della legge n.121 che inquadrava il personale della Pubblica Sicurezza tra gli impieghi civili dello Stato in base alla legge n.185 del 1957, pur con un ordinamento speciale.

Molti pensarono che il discorso fosse esaurito, ma la riforma non era altro che una nuova base su cui erigere realmente il nuovo ordinamento della Pubblica Sicurezza.

A oltre 19 anni dall’approvazione della legge 121/81, la riforma rappresenta una realtà nonostante le avversità e le resistenze di quanti temevano di veder diminuita l’efficienza dell’apparato in seguito della sindacalizzazione.

L’esperienza sindacale ha mostrato di non avere controindicazioni operative; anzi la legge di riforma rappresenta la convergenza di un ampio quadro politico sul modo di esercitare le funzioni dello Stato in un particolare settore: quello della sicurezza pubblica.

In questi anni di vita il SIULP ha soprattutto cercato di interpretare le esigenze economiche e le aspirazioni sociali degli operatori di polizia, ma al tempo stesso ha posto la propria attenzione sulla messa in atto di quegli strumenti quali la professionalità, il controllo del territorio, il coordinamento con le altre Forze dell’ordine, con le successive integrazioni e modificazioni previste dalla legge del 1981 dimostrando concretamente che è possibile coniugare i diritti dei poliziotti e l’efficienza del servizio offerto ai cittadini.

Il SIULP ha contribuito, in maniera organica, a proiettare all’esterno una nuova immagine dell’operatore di Polizia più vicina a quella di un “operatore sociale” senza, ovviamente, scadere nell’assistenzialismo rispetto ad una figura che negli anni sessanta era considerata diversamente.

Il risultato di tale sforzo è stato certamente confermato da una recente indagine su un campione di giovani tra i 18 ed i 26 anni i quali hanno dichiarato che l’Istituzione A cui guardano con più fiducia è la Polizia.

Questo è certamente indice di una maggiore integrazione dell’Operatore di Polizia all’interno del tessuto sociale, ma soprattutto è ulteriore conferma che la figura del tutore dell’ordine può essere parte integrante del rinnovato rapporto cittadino-istituzione.

Questi processi di attuazione sicuramente hanno avuto delle disfunzioni, ma ciò è insito in storie brevi come quelle dei sindacati di polizia.

Ma senza dubbio, le maggiori difficoltà incontrate per li raggiungimento delle finalità introdotte dalla legge di riforma sono state di carattere istituzionale. Questo è certamente dovuto alla struttura atipica del sindacato di Polizia, che opera in un settore assai delicato quale quello dell’ordine e della sicurezza pubblica.

A tal proposito è utile ricordare ciò che scrisse Luttwack a proposito della riforma del sistema di difesa degli Stati Uniti: “..la resistenza istituzionale ai cambiamenti Rimane enorme, ed è strettamente bassa la probabilità di una iniziativa di successo all’interno del sistema.bisogna far pressione all’esterno dell’organizzazione”.

Nonostante ciò il SIULP ha svolto e svolge, oltre al ruolo di soggetto sindacale, anche il ruolo di soggetto politico diventando, nel tempo, un interlocutore privilegiato sul terreno delle Forze di Polizia che oggi devono camminare verso un reale processo di integrazione.

Questa pressione, al tempo dell’approvazione della legge di riforma, c’è stata certamente e fu anche molto intensa; essa era rappresentata dalla volontà politica di giungere alla istituzione di una Polizia di Stato che tra mille difficoltà continuasse a produrre sicurezza.

Certamente l’Amministrazione della Pubblica Sicurezza, e con essa i suoi appartenenti, si avvia verso il duemila con la concreta prospettiva di sviluppare un concetto parzialmente nuovo in una Amministrazione pubblica, seppur ad ordinamento speciale: creare una “Azienda Polizia”, dove azienda sta a significare un organismo che deve essere gestito con gli stessi criteri delle società private, dove l’efficientismo si sposa alle qualità del prodotto e il prodotto deve essere in relazione ai costi.

Il tutto, come un buon manager conosce alla perfezione, legato ad una conduzione del personale, che deve staccarsi completamente delle passate gestioni e con l’ausilio massiccio dell’informatica.

Il SIULP ritiene che la solidarietà tra i lavoratori costituisce non soltanto una scelta ideale, ma anche un’esigenza strategica, perché non ci può essere una crescita reale e duratura di una categoria al di fuori di una crescita complessiva dell’intera società.

E’ per questo che lottiamo per affermare l’unità di intenti e di azione degli operatori di tutti i ruoli della Polizia di Stato e, più in generale, degli altri Corpi con il mondo del lavoro.

Da qui il rapporto politico forte del SIULP con le confederazioni CGIL CISL UIL che rappresenta in questo mondo i suoi interessi più autentici.

Ancora oggi c’è chi, per le posizioni acquisite, crede di non aver bisogno del sindacato, anzi considera il sindacato un ostacolo perché proprio il sindacato si batte contro gli interessi individuali.

Ma il SIULP ha compreso che non basta esercitare e rafforzare il proprio ruolo contrattuale: un sindacato moderno deve sapersi attrezzare per rispondere, in termini di servizio, ai bisogni che il singolo lavoratore, da solo, non può soddisfare compiutamente.

Non basta allora contrattare stipendi più adeguati e condizioni di lavoro più rispettose della situazione umana: anche ai problemi della casa, dei trasporti, della sanità, dell’equità fiscale, se risolti, costituiscono una sorta di salario sociale, non meno importante di quello che troviamo in busta paga. Per questo un sindacato di categoria non può risolvere davvero i problemi dei lavoratori che rappresenta nel chiuso di un’ottica meramente corporativa.

Il SIULP vuole realizzare questi obbiettivi di carattere generale sposandoli con le questioni categoriali e introdurre anche gli istituti contrattuali per migliorare l’organizzazione nel lavoro e offrire al cittadino maggiore sicurezza.