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Reato di tortura – dichiarazioni Romano – Siulp

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TORTURA:

SIULP, dissenso totale per  esposizione poliziotti a gravi ripercussioni e preoccupazione per sicurezza cittadini

Con l’approvazione della legge che introduce il reato di tortura, trova soddisfacimento una vera e propria persecuzione nei confronti delle Forze di polizia del nostro Paese la quale, alimentata

e infarcita più da preconcetti ideologici di altri tempi che dalla ricerca di una emancipazione del nostro diritto penale, è stata mediaticamente propugnata grazie ai sentimenti di revanscismo

coltivati da parte dei soliti pochi noti.

Sebbene il testo approvato sia differente da quello inizialmente proposto, previsione che rappresentava una ghigliottina inesorabile nei confronti di chiunque operasse in nome dello

Stato per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica e per la tutela delle istituzioni democratiche, non si può non manifestare il totale dissenso nei confronti di un provvedimento

che espone i servitori dello stato al serio e concreto rischio di essere perseguiti ogni qualvolta che, per arrestare ogni forma di violenza contro la collettività ovvero che mina le fondamenta

delle istituzioni democratiche, utilizza la forza per adempimento del proprio dovere e nel rispetto del giuramento di fedeltà e lealtà nei confronti dello Stato.

Da oggi i poliziotti si sentono e saranno fortemente condizionati nell’adempimento del loro dovere poiché saranno ancora più esposti al rischio di denunce e di lunghi processi che

dovranno affrontare da soli e con le loro poche risorse economiche di cui dispongono, il tutto solo per aver fatto il loro dovere.

È quanto afferma Felice ROMANO, Segretario Generale del SIULP nel commentare la legge appena approvata che introduce il reato di tortura in Italia.

La Polizia italiana è sana e democratica, e per fortuna non lo dice più solo il SIULP. Giacché anche autorevoli rappresentanti istituzionali del nostro Paese, come il Dr. CANTONE che ha

un brillante, autorevole, fruttifero e pregnante trascorso nella magistratura, affermano che la polizia italiana è sana e democratica, al punto tale che le condotte censurabili dei pochi sono

state sempre perseguite e condannate in sede giudiziaria anche quando hanno visto la responsabilità ad alto livello dell’amministrazione. Da qui la sua legittima e condivisibile

indignazione per il provvedimento appena varato.

Ma quello che più preoccupa, soprattutto in questo momento in cui la minaccia terroristica e l’aggressione criminale si fa sempre più stringente e attuale, sottolinea il leader del SIULP, è

che tale condizionamento avrà sicuramente ripercussioni per la sicurezza dei cittadini e delle istituzioni democratiche. Giacché diventa veramente complicato, oggi effettuare un controllo di

polizia, perché c’è il sospetto che il controllato possa rappresentare una minaccia per tutta la società, sapendo che se quel controllo sarà negativo si è esposti al rischio di una denuncia per

il reato di tortura. E ciò a maggior ragione se il controllato sarà un delinquente abituale o un sospetto terrorista poiché per questi, tale norma, rappresenta una “clava da brandire contro i

poliziotti in modo da essere lasciati più liberi dai controlli e poter delinquere o devastare come meglio credono.

Ma a tutto questo, alla sicurezza dei cittadini, delle nostre piazze, delle nostre metropolitane o dei luoghi dove normalmente la gente si concentra per lavoro o divertimento (come accaduto a

Parigi o altre capitali europee), i promotori di questa legge ci hanno mai pensato?

Roma, 7 luglio 2017

 

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